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sabato 26 gennaio 2013

And the end comes too soon. Like dreaming of angels


In vita mia ho imparato ad amare tante, tantissime canzoni.
Per la melodia, le parole, i concetti, l'atmosfera che queste mi portavano e suggerivano.
Una volta che le scoprivo in qualche modo, le facevo mie, le coltivavo, le ascoltavano più volte e in vari momenti.
Ma a memoria, mai mi era capitato di incoccare per caso in un pezzo di un gruppo di cui non avevo mai sentito parlare, di ascoltarlo, di innamorarmene follemente e di riascoltarlo in loop per due ore in uno svogliato venerdì sera.
E' successo ieri sera, appunto, con "Angels", canzone che apre l'album "Coexist" del gruppo The xx. L'album è uscito nella seconda metà del 2012.
E' una canzone che nemmeno afferisce direttamente allo stile che attualmente (ma neanche in passato, a dirla tutta) ascolto e fruisco con interesse. Un pezzo che procede per sottrazione, dove gli strumenti sono pochi, essenziali, assolutamente non invadenti ma con la funzione di fare da tappeto di lusso per la voce della cantante, e per le bellissime parole.
Non credo di aver mai incontrato una canzone che mi facesse venire voglia di innamorarmi, che mi facesse desiderare di amare una ragazza in modo così intenso, dolce e passionale allo stesso tempo, una ragazza a cui dedicare questa canzone, sia letteralmente che nella vita di tutti i giorni.
La voce della cantante e l'atmosfera si fondono per incantare l'ascoltatore, per avvinghiarlo nelle spire della poesia e della malinconia, e per fargli desiderare con tutto se stesso di abbracciare la propria metà del cielo, o perlomeno desiderare di incontrarla al più presto per stupirsi di come respiri facendolo sembrare facile.

martedì 8 gennaio 2013

Nel giardino dei fantasmi

Io i Tre Allegri Ragazzi Morti li avevo sentiti dal vivo, conoscendo solo poche canzoni ascoltate per caso e distrattamente da You Tube, circa un anno e mezzo fa, in occasione della Festa del PD a Lodi dell'estate 2011.
E mi erano piaciuti, molto, pur presentandosi con uno stile musicale un po' differente da quello dei pezzi che conoscevo: non particolarmente rock o punk-rock, ma con suoni quasi più esotici, particolari, derivati dalla "svolta" del loro lavoro più recente, "Primitivi del Futuro", che nel suonare i vecchi cavalli di battaglia si fondeva comunque con un mood rockeggiante dal risultato decisamente interessante. Ricordo che saltai come se non ci fosse un domani in quel concerto, e mi divertii, e come mi riprometto sempre dopo un concerto di una band che non conosco, ero pronto a recuperarmi i lavori passati del gruppo. Poi, per varie ragioni, tra impegni e cose varie mi persi via e non approfondii mai i lavori dei TARM. Non ho nemmeno recuperato i fumetti di Davide Toffolo, frontman del gruppo e acclamato fumettista, per quanto ne fossi attratto.
Poi capita che poche settimane fa i Tre Allegri Ragazzi Morti pubblicano un nuovo disco, "Nel Giardino dei Fantasmi", e io senza pensarci troppo negli scorsi giorni me lo recupero e lo ascolto.
Paura.
In un colpo solo mi svesto della patina da "poser-rock" che apprezza i bei testi profondi e impegnati solo se accompagnati da una robusta batteria e dalla chitarra elettrica, e mi faccio condurre per mano da Toffolo in questo giardino inquietante, malinconico, riflessivo, che guarda benevolo e triste verso il passato e spaventato e arrabbiato verso il futuro. Un giardino in cui ogni traccia di parla di qualcuno, qualcosa, qualche sentimento... ogni pezzo dice qualcosa di importante e lo fa con uno stile assolutamente particolare, che fonde funky con raggae e venature rock che vanno a formare una musica molto originale e piacevole.

I fantasmi che i le canzoni (testi + musica) ti lasciano dentro difficilmente se ne vanno via, spesso restano appiccicati dentro fin dal primo ascolto e te li porti dietro nel subconscio tutta la notte, per poi alzarti al mattino e ritrovarti a canticchiarli in bagno.
Esorcizzare una perdita, una vita stroncata nell'adolescenza, storie di ordinaria crudeltà, suggestioni di dolce tristezza... queste e tante altre sono le sensazioni che il disco trasmette, una stoccata inaspettata che dimostra quanto la band abbia da dire sul piano umano e artistico, e che il plauso di pubblico e critica (perlomeno undeground) con cui è stato accolto questo nuovo lavoro sia pienamente meritato.
Chi conosce la mia passione per i Velvet sa che sono tra i maggiori sostenitori del fatto che il maggiore atto di coraggio di una band è quello di cambiare genere sull'onda del proprio sentire e sentore. I TARM l'hanno fatto, e da 2 dischi sono premiati per la loro onestà intellettuale e le loro limpide qualità artistiche e di cantastorie.