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sabato 1 settembre 2012

Tren(alien)i #2

Il treno si sta fermando in una delle stazioni intermedie, prima della mia meta.
Guardo annoiato fuori da finestrino... che palle, un altro giorno di lavoro sta per iniziare e da quando sono salito sul treno sono riuscito a pensare ad almeno 27 cose più interessanti che potrei fare oggi.
Bah.
L'unica consolazione è che perlomeno i 3 sedili vicino a me sono vuoti. Ma vedendo la fiumana di gente che sta salendo ora, non nutro grandi aspettative sul fatto che la situazione rimanga tale.

Mamma mia quanto sono negativo oggi! Non ho neanche voglia di prendere dalla borsa "Harry Potter e l'Ordine della Fenice", il libro che sto leggendo attualmente (oh, chi mi ha consigliato di leggere la saga ne aveva tutte le ragioni, la sto scoprendo ora ed è ottima).

Ah, vedo comunque che non avevo sbagliato pronostico! Qualcuno si sta sedendo nel sedile di fronte al mio. Alzo appena lo sguardo, e osservo una ragazza bellissima. Non è dotata di quella bellezza tracotante e consapevole, al contrario offre agli altri l'ingenua levità del proprio essere, che si riflette in un aspetto piacevole e dolce, che ispira tenerezza e tranquillità. Morettina, caschetto, due occhi neri e una bella boccuccia appena accennata.
Wow.

Ma ora il problema è il solito: come mi approccio senza sembrare un maniaco? Ho circa 20 minuti di tempo per capirlo. L'unica volta che io ricordi in cui desidero uno dei soliti ritardi di Trenitalia.
Ma la tipa apre la sua borsa, tira fuori "Harry Potter e l'Ordine della Fenice", lo apre alla pagina in cui aveva inserito il segnalibro e si immerge nella lettura.
Non credo ai miei occhi. Subito dopo, non riesco a credere alla fortuna sfacciata che ho! Lo sceneggiatore della mia vita mi ha donato un deus-ex-machina mica da ridere!
La mia mossa è prevedibile: tiro fuori la mia copia del quinto romanzo del maghetto e inizio a (fingere di) leggerlo. Ma ogni volta che scruto al di sopra del libro, vedo sconsolato che la tipa non si è accorta dell'inaudita coincidenza. Noto anche che è davvero carina, e allora tento il tutto e per tutto, sarebbe un crimine contro ogni ragazzo abbia mai voluto approcciarsi ad una ragazza non approfittare di una situazione così altamente favorevole.

 - S-scusa se ti disturbo, ma non ho potuto fare a meno di notare che... stiamo leggendo lo stesso libro! - faccio con l'aria da stupito e simpatico.
 - La tipa distoglie lo sguardo dalla lettura, mi guarda strana. Poi vede la copertina del mio libro, distende le labbra in un timido sorriso (mio Dio, quel sorriso!) e dice:
 - Oh... ! Sì, è vero! Che coincidenza!
 - E' proprio quello che pensavo anch'io!
 - Anche perché ormai sono libri usciti da qualche anno, e anche i film... non è più così comune trovare in giro gente che li legge, nonostante il successo della saga.
 - Eh, hai ragione... io non mi ero mai avvicinato a questi romanzi, solo adesso grazie ad un amico che me li ha consigliati ho iniziato la lettura.
 - Ah! Ma allora non te li stai rileggendo! E' proprio la tua prima volta!
[interludio: soprassiedo sul doppiosenso che tale frase potrebbe generare]
 - Eh, sì...
 - E come la trovi la saga, finora?
 - Be', molto bella. La fusione tra fantasy e mondo comune è molto ben gestito, i personaggi sono scritti in modo accattivante, coerente e che funziona, e la trama è gestita in maniera sapiente...
 - Ah ecco, parliamo della trama! Dev'essere stato un bel colpo per te leggere di quando Harry /SPOILER/
 - Ehr, veramente mi sa che non ci sono ancora arrivato...
 - Ma a che punto sei dell' "Ordine della Fenice"?
 - Mah, devono ancora tornare a scuola...
 - Ah, ma indietro! Allora non hai ancora visto che /SPOILER/ e che ad Harry succede che /SPOILER/! Figurati poi che alla fine si scopre che /SPOILER/ e che nel prossimo libro come conseguenza /SPOILER/.
Allibito. La mia faccia è di pietra ma, disgraziatamente, le mie orecchie funzionano benissimo.
Quell'etera figura è tutt'altro che etera, soave o chessò io! Quella dannata mi sta rovinando tutto quella che sarebbe successo nel resto del libro che sto leggendo, e non paga anche quello che succederà nei successivi! Mi sta guastando la lettura, rivelando i colpi di scena... in una parola, mi sta spoilerando la saga!
 - Ehm, scusa se ti interrompo, ma... vedi, come ti dicevo, io sono all'inizio del quinto libro, se per cortesia non mi dici quello che succederà dopo...
 - No, ma per dire, secondo me farai una faccia quando leggerai che...
 - Eh basta, cazzo! Ma allora lo fai apposta, cazzo! Ma come fai, ma dico io, ma come fai a non renderti conto che mi stai rovinando la lettura! Maledetta! TI auguro di comprare un libro che per un difetto di stampa avrà come prima pagina l'ultima con il colpo di scena finale della storia! Stronza!

Prendo le mie cose e me ne vado, sotto gli occhi di tutti i passeggeri della carrozza.
Poi torno indietro.
 - Dimenticavo: vaffanculo.

martedì 21 agosto 2012

Tren(alien)i #1

Esperimento!
Invece che scrivere sul blog solo dei cazzi miei, periodicamente provo a portare avanti anche questa piccola serie di raccontini surreali, che si svolgono su una carrozza di un treno qualunque con personaggi... particolari.
Oh, se poi mi scrivete che fanno cagare non li pubblico più, eh :P

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Il treno aveva appena ripreso la sua corsa dopo l'ultima fermata.
Luglio.
Amo questo mese. Amo come ci si squaglia sotto la lamiera infuocata del Regionale delle 18.30.
Ero ironico: detesto il caldo e detesto che su questi treni non ci sia l'aria condiz...
"Scusa, hai da accendere?", mi chiede uno interrompendo il filo dei miei pensieri.
No, non fumo, mi spiace, gli rispondo senza quasi guardarlo.
"No, no, non mi sono spiegato: volevo sapere se aveva un modo per accendere la mia stufetta portatile"
Ora lo osservo. Non ci credo. Il tipo è bardato con un giubbotto invernale, cuffia e guanti che manco un eschimese, ha perfino i paraorecchie di pelo e gli stivali imbottiti.
E quella cazzo di stufetta elettrica in mano, con tanto di presa per la corrente penzolante.
"Mi... mi spiace, ma su questo treno non ci sono prese elettriche, questi sono ancora convogli vecchi... ma, lei non ha caldo, mi scusi?" gli chiedo sentendomi l'ultimo degli stupidi.
"Uh... no, perché?"
A questo punto lascio perdere: è un pazzo, come in giro se ne incontrano troppi. Uno spostato, scommetto che se passasse il controllore ci sarebbe da ridere. Lo ignoro.
Ma lui non ignora me.
"Va bene, scherzavo: sto morendo di caldo"
Pa-a-a-zzooo. Lo assecondo.
E allora perché è vestito in quel modo?, chiedo.
"Be', per nascondere l'esplosivo di cui sono imbottito", e così dicendo si slaccia il giubbotto e mi mostra l'ordigno. Salto in piedi sul sedile, senza aver la capacità di dir niente.
"Su, non c'è bisogno di far così: è un bel congegno, dopotutto, lo osservi da vicino, è alta ingegneria..."
Aiuto aiuto aiuto aiuto aiuto aiuto aiuto
Sapevo di non dover guardare quello speciale sul terrorismo ieri sera in tv...

E lì mi sveglio. La mia mente, riportando a galla l'incredibile coincidenza, ha rotto la sospensione dell'incredulità data dal sogno. E pochi minuti prima della mia fermata. Ottimo. Ma che ansia! Lavoro troppo.
Mentre scendo incrocio lo sguardo di un tipo seduto a pochi sedili dal mio: è lo stesso uomo dell'incubo. Solo che questo è vestito in maniera adeguata alla stagione. Niente misteri, niente stranezze: avrò incrociato il suo sguardo prima di addormentarmi e il subconscio ha fatto il resto.
Il treno si ferma, scendo. Mi avvio verso l'uscita della stazione.
Quando sento il botto, sono già nel piazzale. Il rumore era attutito dalla distanza, ma il fumo, quello si vedeva fin da fuori la stazione, tanto si ergeva alto nel cielo, nero su azzurro.

lunedì 20 agosto 2012

La Piaga



Lessi questo romanzo pochi mesi fa, e scrissi questa recensione poco dopo aver concluso la lettura. Per chissà quale motivo, forse proponendomi di rileggerla e modificarne delle parti, rimase però immobile su un file nel mio pc senza che la pubblicassi da nessuna parte.
Rimedio ora, perché il libro val la pena di essere conosciuto e letto e perché non essendo un titolo ad “alta diffusione” né supportato da una grande casa editrice, è più che possibile che non sappiate nemmeno della sua esistenza.
Io stesso ho avuto la fortuna di leggerlo conoscendo personalmente l’autore, mio concittadino, grazie ad un amico comune, e lo dico subito per mettere bene le carte in tavola. Non specificandolo, qualcuno avrebbe potuto notare la medesima città di appartenenza e avrebbe potuto imputare a questo elemento il parere positivo che sto per formulare: voglio invece essere trasparente su questo punto, anche perché inizialmente ero piuttosto scettico su questa opera prima (perlomeno pubblicata) dell’autore (da qui in poi, Max). Primo per il genere narrativo affrontato, suo prediletto nelle letture, vale a dire l’horror. Io, che solitamente rifuggo tali atmosfere (anche se ultimamente in tal senso mi sto aprendo abbastanza), non ero molto convinto all’idea di leggere una storia di zombie scritta da un esordiente. Ma la curiosità di leggere tale opera c’era comunque, e così mi sono lanciato in una lettura che mi ha stupito a più livelli.

Tra i tantissimi autori, blasonati e con una lunga carriera alle spalle, che si sono dedicati all’horror, ci voleva per qualche strano tiro della sorte il primo romanzo di Max per farmi capire che horror non vuol dire solo spaventi, splatter e mostri, e che è riduttivo limitare agli elementi più stereotipati il senso di questo genere. Attraverso la storia del protagonista, Larry, che si trova suo malgrado a vivere in un mondo post-apocalittico in cui une disastrosa esplosione nucleare ha trasformato la stragrande maggioranza della popolazione mondiale in zombie, emergono svariate tematiche importanti a livello etico, ecologico e filosofico, trattate in maniera per niente banale e anzi stuzzicante.
La lotta per la sopravvivenza che Larry deve applicare ogni giorno non è fine a sé stessa, il trovare sul suo cammino altre persone che lo accompagnano non è solo un chance in più per andare avanti, il male che ha colpito il mondo non è un pretesto senza background.
L’assenza di rispetto verso la Natura da parte dell’uomo è una causa del terribile futuro immaginato da Max, l’egoismo e la malvagità dell’essere umano ne è un’altra. E questo porta il lettore a riflessioni importanti che danno spessore al libro.
Allo stesso modo il coraggio e la dedizione che i personaggi mettono nella loro missione, che ad un certo punto non si limita più alla personale sopravvivenza ma si spinge ad un disperato tentativo di poter migliorare le cose in un mondo che sembra non offrire nessun margine di speranza, sono degli elementi narrativi forti che toccano corde importanti dell’animo umano, quali i sentimenti di redenzione, di altruismo e di amore nel senso più generale possibile.

Il romanzo non è esente da difetti che, pur essendo comprensibili tenendo conto che si tratta del primo romanzo vero e proprio dell’autore, è giusto individuare: in alcuni punti la prosa non è molto fluida, e alcuni periodi non scorrono lisci come potrebbero. I dialoghi, che come l’atmosfera generale sono debitori di un certo immaginario narrativo, a volte peccano di poca credibilità, in alcuni casi giustificabile (un texano deve parlare secondo stereotipo!), in altri meno. Viene però usato un lessico molto vario, e questo è un punto a favore nella struttura del testo.
Passando dagli aspetti tecnici a quelli relativi alla storia, come detto sopra Max guarda molto alla varia mitologia horror e della narrativa distopica, subendo anche da autore l’influsso da cui il Max lettore è sempre stato intrigato. Questo si risolve in una trama che fonde molte suggestioni tipiche di questo tipo di racconti, ma è un difetto solo a metà: in un’opera prima è inevitabile, oserei dire giusto, scrivere di quello che meglio si conosce, e Max ha saputo mescolare vari ingredienti per creare un libro che ha una sua dignità e indipendenza, che pur ispirandosi a opere precedenti sa portare avanti con determinazione i messaggi che voleva dare con questa storia, senza mai perdere di vista i punti importanti.

E penso che alla resa dei conti sia proprio questo che mi ha convinto: Max sa quali sono le sue capacità, sa le influenze narrative di cui è debitore, e fonde queste due istanze in modo da far sue quelle atmosfere perché servano al suo scopo, al messaggio che il libro porta volente o nolente con sé e alla storia che voleva raccontare.
Ne esce un romanzo che sa nascondere abbastanza bene le sue incrinature dietro la forza della proprio voglia di comunicare attraverso la scrittura: questo fa sì che La Piaga sia un libro onesto, che mostra fin d’ora l’abilità di scrittore di Max, a cui auguro tutta la fortuna possibile.

La Piaga
Massimiliano Grecchi
Gruppo Albatros Il Filo (collana Nuove Voci)
2012, 241 pagine, brossurato
euro 14,90
ISBN: 9788856753387

Questo il blog di Max, per gli interessanti. Siatelo ;)

PS: a settembre è prevista l’uscita di un secondo libro dell’autore, medesimo genere ma stavolta una raccolta di racconti. Grande curiosità!